Il senso della vita
| Diario di bordo – 29 Marzo 2011 | Buonemani aah: 36,50.- |
| Fotografia di Suryo Tutuko | Countdown: -12gg |
Oggi no, oggi non ho voglia di raccontarvi la mia giornata. Non la voglio ricordare.. la giornata.
Sono le 19.57, sono arrabbiato. Sono incazzato. Voglio spegnermi. Non voglio pensare.
Voglio fumarmi una canna: sono più di 2 settimane che non fumo. E adesso mi aiuterebbe. Adesso mi spegnerebbe, mi farebbe stare bene: che sia piacere vero o illusione non ha importanza.
Devo spegnere il cervello. Non voglio convivere con i miei pensieri, non ora, non quelli di oggi. Oggi sono debole.
Sono debole.. per ancora tre minuti.
Sono le 20.00, mi convinco: “Non posso mollare adesso”.
Cambio di strategia, piano B. Decido di andare a correre. Sono mesi che non vado a correre.
Prima correvo spesso poi ho smesso.
Prima correvo spesso da casa mia fino all’ecocentro di Pregassona. Ogni 2 giorni, se non ogni giorno. All’inizio mi fermavo frequentemente a prendere fiato. Poi le ultime “corse” mi fermavo solamente una volta, quando arrivavo AL MURO, AL MURO dell’ecocentro.
Poi ho smesso, preferisco camminare. Preferisco godermi il panorama. Preferisco prendere del tempo per me, senza fretta. “Chi va piano, va sano e va lontano”.
Oggi è diverso. Oggi non sono me. Oggi sono qualcun’altro.
Mi preparo velocemente, esco dalla stanza: casa buia.
Non c’è mia sorella, si vede che lavora fino a tardi stasera.
Abbandono questa casa spenta, spenta come il mio stato d’animo.
Chiudo e scendo.
Sono le 20.03, cuffiette nell’orecchio: sono pronto.
Scelgo la canzone “Moby – Be the one”, canzone fresca fresca, nuova. Metto il REPEAT. Proprio quello di cui ho bisogno:
Ci prepariamo entrambi, io e la canzone. Io faccio streching mentre aspetto il momento dove entra la batteria.
Minuto 1.00 della canzone. Entra la batteria. Sono le 20.04, corro.
Corro, corro e corro. I primi passi li sento sempre. I primi passi sono i più duri. Ma dopo pochissimo svanisco nell’aria.
Non sento più i piedi, sono una macchina, sono in pilota automatico.
Mi trovo nel posto più intimo che c’è, nella mia mente.
Entro nella stanza più privata del mio cervello. In mezzo alla sala trovo il tavolo dei miei problemi, delle mie sofferenze: pieno di piatti sporchi, bicchieri rotti e pasti marci.. schifosi.
Corro. Fisicamente e mentalmente.
Fisicamente corro alla mia stessa destinazione, all’ecocentro.
Mentalmente corro fino al tavolo, prendo la tovaglia e butto tutto giù per terra, “VAFFANCULO” mi urlo dentro e tutto sparisce.
Lo sforzo fisico mi chiarisce le idee, mi trovo al tavolo con al centro il gioco del monopoly, il monopoly della vita.
Ci gioco. Ci sono i miei amici immaginari. Mi diverto. Non penso ad altro.
Gioco e intanto in sottofondo c’è sempre lui, Moby. Che canta in continuazione con il repeat. Non mi abbandona.
La canzone fà così:
“I’ll never see what you wanted… love
I was the hell that you needed… oh
I was the one when you needed love
I was the one when you needed love”
La canzone gira e rigira su stesso, non smette. Continua. Mi fa riflettere.
Faccio il giro più lungo, non vado diretto al traguardo, sono pieno di rabbia, di energia.
Sono le 20.28, sto sudando. Ho deciso, oggi non mi fermo all’ecocentro. Tocco IL MURO e torno indietro, senza fermarmi.
Voglio sentire dolore alle gambe, voglio che il mio cervello pensi al presente, preferisco che la mia testa pensi al dolore che ad oggi.
Sono le 20.33, tocco il muro e mi fermo. Un emozione mi tocca dentro. Una “tag” all’anima. Una scritta sprayata mi lacera il cuore.
Mi si è stampato in faccia un sorriso che mi è durata tutta la corsa del ritorno.
Sul muro un mio amicΩ mi ha sprayato una dedica. Tutta per me.
Resisti
Era suo, ne sono certo. Quella R. La sua R.
Avrei voluto piangere dalla semplicità, dalla felicità e dalla forza che mi ha donato quella scritta.
Ma non l’ho fatto, devo RESISTERE: a questa sensazione, a questa corsa, a questi “problemi”… alla vita.
Prima di partire decido di cambiare canzone. Vado su brani e scelgo casuale:
Ha! Rido come un bastardo, dentro me, fregandome di quelli che giocavano al monopoly.
Alla fine di questa canzone c’è un pezzo strumentale che AMA il mio amicΩ.
Che caso la vita (:
Delle volte mi sorprende così tanto da farmi paura.
Sono le 20.46, sto tornando a casa. Sto correndo a casa. Rifletto sul senso della vita.
Perchè siamo qui? Perchè viviamo?
Attraversando la strada mi suona il clacson un altro caro amico: gli faccio il gesto del *suca suca*, non mi fermo. Stiamo lavorando, lui consegna le pizze e io vivo.
Ci penso ancora un attimo, ma alla fine arrivo alla stessa conclusione di Vasco: la vita, un senso non ce l’ha.
La vita va vissuta e basta. Nessun compito speciale. Niente di più.
È una sfida, e l’accetto! La sfido pure io. Fatti avanti!
Per terminare la mia corsa mi accompagna un altra magia di Moby:
Sono finalmente in pace, tutto quello che ho patito prima è evaporato. Sono libero. Sono leggero come una piuma.
Sono le 20.52, sono arrivato a casa. Prima di infilare la chiave nella serratura vedo della luce nel salotto. È arrivata mia sorella.
Infilo la chiave, inizio a girare e sento dall’altra parte della porta: “Aspetta apro io!”. Vengo accolto in casa mia, che divina sensazione (:
Serenità nasce in me, ancora una volta il mio stato d’animo combacia con l’atmosfera di casa.
Prima buio. Ora luce. Tanta luce e calore. Atmosfera e stato d’animo perfetto per scrivere un articolo.
Ed eccolo a voi, l’articolo: il senso della vita.
Vado a farmi un bel bagno caldo.
Una volta riposato a dovere, vedrò di correggere eventuali errori ortografici.
Vado a vivere.
CiüüüüS!
| Canzone del giorno: Libero – Fabrizio Moro |


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Giovedì sacro
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Incredibili immagini artistiche della terra vista dallo spazio!
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